sabato 23 settembre 2017

Tutti pazzi per Ryan(air)



L'aspetto più irritante della faccenda Ryanair è l’entusiasmo con la quale la compagnia è stata accolta dalle istituzioni nostrane. Nel 2016, a seguito dell'accordo col quale, a forza di ritorsioni, la compagnia irlandese  è riuscita a farsi abbassare una tassa imposta dallo Stato alle compagnie aeree, e nel frattempo ha incrementato ancora di più la sua presenza in Italia, il ministro Delrio (rinominato da qualcuno "Delryan-air", date le sue non celate simpatie per il vettore straniero), è arrivato a dichiarare che l'intesa appena siglata avrebbe portato sicuramente ad un aumento dell'occupazione. Ovviamente si è ben guardato dall'indagare sulla qualità dell'occupazione offerta dalla low-cost: Ryanair non è famosa per essere generosa con i suoi dipendenti, ed ha l'abitudine di aggirare le leggi nazionali ed evitare le imposte locali sul lavoro. Ne sa qualcosa l’INPS nostrana, che ha combattuto, (e, naturalmente, in questo paese, ha perso)  per vedersi riconoscere i contributi mai versati per il personale che lavora in Italia (ma che è assunto da un’agenzia interinale basata in Irlanda). Altrove (non sulla luna, ma in Europa: in Belgio e in Norvegia per la precisione) qualche giudice ha invece riconosciuto il diritto del lavoratore a discutere le proprie cause di lavoro nel paese nel quale effettivamente opera, e nel quale le condizioni sono quasi sempre di miglior favore (in breve: se parti da Orio al Serio, e ritorni su Orio al Serio tutte le volte che sei impiegato in volo, stai lavorando in Italia e non in Irlanda). Ryanair ha fatto spallucce di fronte alle sentenze e ha dichiarato di voler continuare a mantenere la sua rotta, ma i sindacati si stanno organizzando, pare. Finalmente.
D’altronde in Italia i simpatici briganti vanno forte: infatti, mentre ci indigniamo per gli aiuti offerti ad Alitalia, sovvenzioniamo O’Leary con profondo affetto e devozione, tanto i soldi devoluti mica vanno a quei poveracci dei dipendenti. Tutto regolare, ci assicura Delryan: sono semplici accordi di co-marketing con gli aeroporti locali, che tuttavia gli enti pagano con soldi pubblici. Chi si contenta gode. Peccato che questo ponga gli aeroporti ed il turismo locale alla mercé degli interessi della compagnia, che minaccia di interrompere il servizio se ritiene gli accordi non più soddisfacenti, costringendo gli enti a rinegoziarli anche a tariffe per loro insostenibili.
la risposta della rete
Qualche anno fa, agli albori dell’espansione dell’indomita low-cost, esisteva una campagna di ETF (European Transport Workers Federation) denominata Ryan-be-fair: la storia triste è che, nonostante la preveggenza dei sindacati, nessuno è riuscito a bloccare, complice il nuovo imperante liberalismo capitalistico (scusate la terminologia da rivoluzionario anni ’70), il nefasto modello Ryanair- che in Italia si è perfettamente stabilizzato, occupando quella zona grigia, al limite tra legalità e illegalità, che a noi Italiani piace tanto; ed approfittando della incapacità nostrana di strutturare ed imporre un modello nazionale di trasporto aereo Ryan  ha preso possesso della fetta più consistente del mercato italiano di medio raggio.  E così lo spregiudicato Irlandese è arrivato perfino a fare un’offerta per rilevare la commissariata Alitalia… si presume con grande giubilo del suo fan DelRyan (d’altronde dopo aver dato il libero accesso ad Etihad perché mai non permettere anche agli irlandesi di fare ancora di più come se fossero a casa loro?), che ancora lo sostiene, anche di fronte alla catastrofe delle cancellazioni di questi giorni  (il tutto mentre insieme a Riggio, capo dell'ENAC, ostentando sacra indignazione per i disagi dell'utenza, convoca l'irlandese che risponde, ovviamente, negandosi!).

Per l'incresciosa faccenda dovuta ad un improvviso sottorganico dei piloti  qualcuno ha ipotizzato errori nella programmazione e  algoritmi sbagliati: quello che invece sta venendo fuori è che si è tirata troppo la corda, contro i dipendenti, che si è spezzata. I piloti si sono ribellati al modello Ryanair e sono volati versi altri, più rosei lidi: in centinaia pare siano fuggiti verso altre compagnie, soprattutto verso Norwegian, e coloro che sono rimasti non hanno intenzione di rinunciare alle loro meritatissime ferie. Alla proposta di un bonus in denaro i piloti pare abbiano risposto picche, ed il capo, come suo solito, non si è risparmiato in pungenti e provocatorie dichiarazioni. La novità rilevante è che i dipendenti liberati hanno alimentato il coro delle pubbliche denuncie circa le condizioni vessatorie del lavoro in Ryanair (le stesse che, nel recente passato, hanno suscitato l'incontenibile entusiasmo dei nostri giornalisti, i quali ci hanno riempito per anni di confronti-denucia tra il costo del personale della compagnia irlandese e quello del personale Alitalia, sposando la filosofia di uno degli AD di una delle tante versioni della ex compagnie di bandiera, che pare abbia asserito che per volare occorre impiegare  "il miglior materiale umano al minor costo").
 
Peccato che queste cose  già fossero note ai più, ma strategicamente ignorate.
Nel frattempo i lavoratori del trasporto aereo europeo, agguerriti contro la compagnia Irlandese, responsabile di una lunga operazione di dumping sociale nell’intero settore, si sono scatenati, con un sinistro senso di rivalsa sul web, inondandolo di immagini e battute sarcastiche. 
Probabilmente l'ineffabile O'Leary troverà altre vittime per ripristinare l'operativo; la speranza tuttavia è che quanto faticosamente emerso non venga di nuovo palesemente ignorato dalle istituzioni. E che soprattutto ci si renda conto che un tale approccio non garantisce la continuità di un diritto, quello alla mobilità, che ci dicono sia essenziale (soprattutto quando a minacciarlo sono le proteste dei lavoratori del settore).

Che un imprenditore privato faccia il possibile per incrementare i suoi profitti è triste ma accettabile, lo è di meno il fatto che questo tenti di imporre modelli di business che di etico hanno ben poco. Quello che invece è davvero sconcertante è che le istituzioni politiche e gli stessi ministri appoggino un’impresa che trova puntualmente il modo di aggirare  le regole (che tutti gli altri seguono), ignorando il concetto di responsabilità sociale, che prospera su sovvenzioni sottobanco, su contratti  di lavoro al limite dello sfruttamento, che evita i contributi all’INPS, a danno di tutti gli Italiani, e che non garantisce le normali tutele previste per i lavoratori. E' sconfortante che questo sia il modello a cui la nostra nazione aneli.  Ma a noi non interessa: l'importante è riuscire a volare, qualche volta, a 20 euro. Più sovvenzioni. Tanto quelle sono occulte. 

*il copyright per DelRyan(air) è del mio amico Sandro. Grazie!



4 commenti:

  1. Perfetta analisi di un governo incapace!

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  2. di molti governi, incapaci di strutturare un percorso virtuoso di trasporto aereo

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  3. Beh diciamo innanzi tutto che il governo (IT) ha più che strutturato un percorso virtuoso per AZ .... 7,8 MLD .... in questi ultimi anni vs AZ .... a fronte di decurtazioni (medio/basse) fiscali vs compagnie aeree Low Cost .... compresa Ryanair ...

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    1. beh diciamo che come emerge palesemente in questi giorni il percorso di Ryanair di virtuoso ha ben poco, e che a parte le decurtazioni che lei definisce basse si prende una serie di finanziamenti da parte delle regioni, assume con contratto interinale attraverso un'agenzia irlandese, e non versa i contributi all'INPS, e non garantisce i servizi.

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